lunedì 7 novembre 2011

“Navi, relitti e porti”
Il commercio marittimo della ceramica medievale e postmedievale:
questo sarà il titolo del
XLV convegno  del Centro Ligure per per la Storia della Ceramica.  

Oltre al tema della circolazione delle ceramiche di età medievale e  postmedievale (documentato dal rinvenimento di relitti nel Mediterraneo), si parlerà del problema delle rotte commerciali e dell'articolata rete di approdi nei quali giungevano le ceramiche.

L'incontro si terrà a Savona , nel Palazzo del Comissario al Priamàr, nei giorni 24, 25, 26 di maggio del 2012.  

Segnatelo sulle vostre agende  e per ulteriori informazioni vi rimando a questo link: http://www.storiapatriasavona.it/ceramica/ceram51.htm

martedì 25 ottobre 2011

 La notizia è di qualche giorno fa, risale intorno al 10 Ottobre ed è molto interessante: 
sono stati recuperati i caschi dei legionari e rostri delle navi romane della battaglia navale delle isole Egadi che si svolse al largo di Trapani nel 241 a.C, nella quale i romani sconfissero i cartaginesi, concludenndo vittoriosamente la Prima Guerra Punica.

 La spedizione che ha recuperato i preziosi oggetti è tutta italiana, infatti nelle ultime settimane lo studio coordinato dalla Soprintendenza del Mare della Sicilia e due subacquei, Gian Michele Iaria e Stefano Ruia, ha portato all'individuazione dell'area e infine al recupero dei reperti.

Come si potrà leggere nel prossimo numero di FOCUS (‘Focus’, il mensile Gruner+Jahr/Mondadori diretto da Sandro Boeri)   , Stefano Ruia spiega alcuni dettagli del ritrovamento: “Ne abbiamo visti spuntare due, poi, in un’area di soli 200 metri quadrati, a 75 metri di profondita’, c’erano altri 10 elmi”, “Si capiva che erano romani per la caratteristica punta a ‘pigna’. Non molto distante -aggiunge Ruia- abbiamo rinvenuto un rostro romano, probabilmente della nave su cui erano imbarcati i soldati che portavano quegli elmi”.







Sempre nell'articolo di Focus si possono leggere alcune dichiarazioni di Sebastiano Tusa, Sovrintendente del Mare di Sicilia:

 
 «La nostra ricerca ha avuto origine alcuni anni fa, quando un subacqueo recentemente scomparso, Vincenzo Paladino, mi raccontò del ritrovamento di circa 300 ceppi di ancore allineati lungo un fondale della costa orientale dell’isola di Levanzo» spiega Tusa.
«Consultammo gli scritti dello storico greco Polibio, che, a distanza di circa 70 anni, aveva ricostruito la battaglia nelle sue Storie: aveva raccontato come i Romani, guidati dal console Gaio Lutazio Catulo, attaccarono di sorpresa i Cartaginesi.

Avevano teso un agguato nascondendosi dietro un promontorio di Levanzo e per la fretta di andare all’attacco avevano tagliato le cime delle ancore: proprio quelle ritrovate da Paladino».
 Le fornti storiche riportano che la flotta cartaginese composta da 700 navi doveva rifornire ed essere di sostegno  alle truppe di terra di stanza sul monte Erice, guidate da Amilcare Barca.


«La Prima guerra punica» continua Tusa «come la Prima guerra mondiale, si stava trascinando da anni con scontri terrestri di posizione, sulle colline fra Trapani e Palermo, dove si avanzava solo di pochi chilometri. I Cartaginesi avevano allora armato una grande flotta, al comando dell’ammiraglio Annone, per portare altri rinforzi e farla finita».
 
La sconfitta di Tunisi e sfortunati naufragi come quello di Camarina (255 a.C), non fermarono i Romani che avevano armato 200 veloci quinqueremi grazie ad una sottoscrizione di cittadini.
Annone (comandante cartaginese) fece scalo per alcuni giorni nell'antica Hiera ( Marettimo), nelle Egadi. Il 10 marzo del 241 visto il vento favorevole (vento da ponente), Annone diede l'ordine di salpare per puntare le coste della Sicilia. I Romani, ben informati sui movimenti del comandante cartaginese, fecero arrivare dai prodi di Lilibeo ( Marsala) e di Favignana 350 navi.


I Romani apettarono pazientemente dietro la punta di Capogrosso (estremità settentrionale di Levanzo) pronti all'agguato.


Capo Grosso.


I  Cartaginesi quando li videro era già troppo tardi, anche se le navi romane erano in inferiorità numerica erano meglio armate e più veloci. Le navi romane puntarono contro quelle cartaginesi  e l'attacco fu micidiale: alcune navi romani ruppero i rostri nelle fiancate delle imbarcazioni cartaginesi affondandole, altre si affiancarono alle navi nemiche rompendo tutti i remi di un lato, impedendo così ogni movimento, rendendole ingovernabili; la mossa successiva fu assaltare con il "corvo", una passerella arpionante su cui salivano i fanti. Tutto questo sotto il fuoco delle catapulte che lanciavano anfore incendiarie.



Se l'ultimo ritrovameno è stato fatto da un team italiano non si può dire lo stesso dei fondi stanziati, infatti le ricerche vanno avanti grazie ad un contributo Usa.

Le ricerche subacquee, coordinate oltre che da Tusa da Stefano Zangara, dell’Ufficio progettazione delle ricerche in alto fondale della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, sono iniziate nel 2006 con il determinante contributo della Rpm Nautical Foundation, una fondazione statunitense che ha messo a disposizione la nave Hercules, dotata delle più moderne strumentazioni per la ricerca subacquea.

Queste ricerche hanno portato alla luce: 6 rostri di navi affondate (di cui due sono cartaginesi, e uno reca la scritta in punico: “Possa Baal (principale divinità cartaginese) fare penetrare questo oggetto nella nave nemica” e quattro rostri sono invece romani: portano iscrizioni latine che ne certificano la qualità).




 
La fine dello scontro vide il fallimento della spedizione cartaginese, il comandante Barca, privo di rifornimenti, consegnò ai Romani i domini cartaginesi in Sicilia. Annone, l’ammiraglio cartaginese perdente, fu giustiziato in patria per la sconfitta.
Onori e tributi  ricevette l'ammiraglio Lutazio, quando tornò a Roma. Inoltre costruì, a memoria dei posteri, un tempio i cui resti sono visibili tuttora a Roma in largo Argentina, di fronte al Teatro Valle.



domenica 23 ottobre 2011

Che dire signori, ci risiamo!

Nuovo crollo, nuovi ispezioni, nuove dichiarazioni che sminuiscono l'accaduto. Eppure a me sembra tutto vecchio, tranne il crollo.

La situazione di Pompei è ben nota, vengono create varie figure per tutelare il sito, ma sembra che niente venga fatto.

Non voglio fare una caccia al colpevole, vorrei solo condividere con voi questa riflessione: cosa non va? Perchè sembra che niente possa arrestare questo circolo vizioso di incuria che porta ai crolli?

Le risposte possono essere tante e tutte giuste, ma non mi interessa molto perchè in realtà vorrei solo vedere più fatti e meno parole.
La cosa che però più mi fa alterare è il sminuire la questione. Su più giornali o Tg , leggi o senti parole del tipo "Nessun danno rilevante"; "Era un'area di scarso interesse".

 La frase più "bella" è del Sottosegretario ai Beni Culturali  Villari  :" "Crollo di poco conto, ma fa male". "Sono di fronte a questo muro e in parte sono un po' sollevato: non si può parlare di crollo, è solo una scorticatura ma fa male, è un campanello di allarme da non sottovalutare".

Dio santo! Ma quanti campanelli di allarme devono ancora suonare prima che Pompei sia solo un mucchio di sassi senza forma e anima?
Sono contenta per Villari che è un po' sollevato, Io non ci riesco.

In attesa di nuovi e speriamo migliori sviluppi vi consiglio cari amici di visitare Pompei, per imprimere nella vostra mente uno dei siti più belli al mondo.

Grazie e scusate lo sfogo.

Vi lascio un link con la notizia per chi non l'avesse letta: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/10/23/news/pompei_il_crollo-23696846/

giovedì 22 settembre 2011

Questa mattina ho letto il seguente articolo:http://archaeolife.blogspot.com/2011/09/archeological-sites-in-ancient-city-of.html

Si potrebbe pensare che il degrado e le razzie al sito siano la conseguenza della situazione politica in Siria. In realtà non è così. Già lo scorso anno la situazione era critica. Il sito invaso dalle erbacce, mancanza di pannelli esplicativi, solo un timido cartello che indicava le terme. La vera chicca erano le pecore che pascolavano sulla via colonnata.




Il sito era abbondantemente trascurato anche se continuano gli scavi. Non sono riuscita a capire le motivazioni di tale degrado anche perchè, tra tutti i siti visitati in Siria, Apamea era l'unico veramente lasciato a se stesso, tanto da deludere le aspettative dei visitatori. Infatti leggendo le guide archeologiche, da Apamea trapela un fascino unico che non si riscontra nella realtà.
 Resta comunque una delle città più importanti dell'antica storia della Siria e meriterebbe più cura e attenzioni.



Foto: Clara Annarita Giannitrapani.

giovedì 11 agosto 2011



Il monte Erice sovrasta la città di Trapani e lo potete trovare sulla costa più estrema della costa occidentale della Sicilia.  Il monte è alto 715 metri s.l.m. e presenta delle bellissime pinete, che resistono mal grado gli incendi e la speculazione edilizia.

Il borgo mantiene il suo aspetto medievale ma girando per la città si scorgono testimonianze di varie epoche storiche.
Il luogo simbolo dei passaggi delle diverse popolazioni e culture che hanno conquistato la vetta è il magnifico Castello di Venere.


Nella denominazione "Castello di Venere" in realtà sono celate le due nature del sito, importante centro di culto della Dea Venere a fortezza nel periodo medievale.


Iruska per gli Elimi, Erech per i Cartaginesi, Eryx per i Greci e i Romani, fu da sempre legata al culto della Dea Venere.




Potrei parlare per ore del sito e della città ma lo farò con calma dopo le vacanze.

In questo piccolo articolo voglio segnalare la voglia di un gruppo di persone di far rivivere il Medioevo nel piccolo borgo.

 Societas Draconistrarum (Ordine del Drago), questo gruppo di rievocazione storica dal nome altisonante ha conquistato il Castello e quel che resta del thémenos della Dea. Grazie al patricinio del Comune di Erice e della "Fondazione Ericearte", la compagnia ha messo le tende nel cortile dell'antico sito.

Dalle nebbie del tempo potrete vedere ogni mercoledì e sabato uscire dame, cavalieri, arceri... e locandieri che vi porgono un boccale di ippocrasso.

Non è un sogno ...è tutto vero.
La compagnia si è formata nell'ottobre del 2010 e dopo tanti sacrifici e riuscita a farsi strada per le vie del borgo e a far rivivere la storia.

I progetti della compagnia sono molteplici e tutti vertono sull'amore per la storia e per la propria terra, le attività principali sono:

Ricerca Storica, studio dei costumi e delle arti medievali, scherma medievale (1200 circa), tiro con l'arco storico , riscoperta delle vecchie tecniche dell'artigianato e la produzione di cibi e bevande sulla base di ricette medievali.
Per medievale la compagnia intende il periodo Normanno-Svevo, che tanto segnò la storia della Vetta.

Nella stagione 2011 potrete trovarli come ho già scritto tutti i MERCOLEDì  e SABATO dalle 16 alle 19 circa, nel maestosto Castello di Venere.
Nelle due giornate vengono proposti aspetti diversi della vita medievale:

il Mercoledì: "I giovani e il medioevo"  Dal programma della compagnia: " Nelle giornate di mercoledì nel campo militare allestito nel piazzale interno del castello e lungo le vie e le piazze del Borgo i Cavalieri e le di Societas Draconistrarum daranno vita a scene di vita civile e militare"[...]


il Sabato: " Il Castello Vive" . Dal programma della compagnia: " Nelle giornate di sabato è allestito un campo militare nel piazzale interno del castello ove ci saranno in opera cavalieri in esercizion della disciplina della "Scherma Medievale"[...]. Inoltre  [...] la tavola potrà essere imbandita con stoviglieria d'epoca ed i commensali in abiti storici, potranno offrire vino speziato (ippocrasso) agli ospiti visitatori. [...]

Coroncine, cappelli da giullare e tanto altro sarà offerto ai piccoli visitatori, mentre per i più monelli c'è la gogna, dove si possono mettere in posa per una divertens

Chi non hai mai sognato di essere un cavaliere o una principessa?
Un divertimento per grandi e bambini, all'aria aperta e sicuramente un insegnamento per tutti.

Mi rivolgo ai trapanesi annoiati, visitate la pagina di fb del gruppo https://www.facebook.com/societasdraconistrarum.ordinedeldrago , tenetevi informati sulle loro attività e passate un pomeriggio diverso.

Per tutti gli altri lettori posso solo dire venite ad Erice e immergetevi nella sua storia, nella sua cultura, nella sua cucina e nella sua nebbia.

Erice città della Pace e  di Venere vi aspetta!!!














Foto: Clara Annarita Giannitrapani.