lunedì 7 novembre 2011

"Archeologia Attiva" non è una semplice libreria. La prima volta che ho visitato il sito della libreria mi aspettavo di trovare i soliti contenuti che una pagina del genere può offrire. Con mio stupore ho trovato molto di più.
Intanto una fantastica e curiosa scritta ti da il benvenuto:

Benvenuti in Archeologiattiva!

La prima libreria archeologica del Mezzogiorno, la prima società italiana che si occupa dell'archeologia in 7 modi diversi!

 

 

Sette modi diversi? WOW!
Ho iniziato  a leggere le pagine del sito e ho scopero tante cose su questa "libreria"; intanto ho visto chi sono i fautori di questo progetto: Daniele Petrella, Alberto Giudice, Francesco Panzetti.

Dicono di loro: "Siamo tre professionisti campani, Giovani quanto basta per avere ancora tanta determinazione nel voler realizzare il nostro desiderio di occuparci di archeologia, ma già forgiati nel mondo del lavoro e in grado di comprenderne i problemi e le carenze, essendo i diretti protagonisti di un periodo storico caratterizzato da una diffusa presenza del precariato.
Abbiamo fondato Archeologiattiva nell’aprile del 2009 a Napoli, la città dove viviamo e dove l’archeologia moderna ha cominciato a vivere grazie alla scoperta di Ercolano e Pompei, che ha segnato un’epoca. Le abbiamo dato la forma di una società cooperativa instillandovi il senso etico del rispetto verso la nostra professione, per la quale abbiamo investito -come tanti- anni di studio e risorse.
La caratteristica principale che anima Archeologiattiva è quella di fondere sensibilità e formazioni diverse e complementari, che però sanno pensare come un’unica mente."

Sempre più interessante. Continuo la navigazione sul loro sito e scopro che la libreria è divisa in due sezioni: archeologica e antiquaria; oltre che libreria, sono anche cooperativa (con diversi progetti attivi), associazione (eventi, seminari e corsi di formazione), casa editrice.

Che dire, questa libreria offre tante risorse. Per chi come me non la conosceva e per chi la conosce, ma vuole restare aggiornato sulle varie attività, lascio il link al sito: http://www.archeologiattiva.com/index.html
Chi invece fosse di Napoli o ha la possibilità di farci un salto, ricordo che potrete trovare la libreria in Via Duomo 228 - Napoli.

 Per finire segnalo a tutti gli amanti dell'Egitto che: Archeologia Attiva ospita la nuova stagione di seminari aperti al pubblico promossa dall’ A.N.S.E. (Associazione Napoletana di Studi Egittologici).http://www.anse-egypt.com/anse-ita.htm

Il primo appuntamento è per il 9 novembre ore 16:30,  con una conferenza dedicata al sito archeologico di Tell -Tukh.

Ci tengo tanto a segnalare questa serie di seminari anche perchè la conferenza stampa d'apertura sarà tenuta dal professore Fulvio de Salvia (uno dei miei professori), docente di Egittologia presso l'Università di Bologna e vice-direttore della missione archeologica a Tell-Tukh. 

Il titolo dell'intervento sarà : "L'altro Egitto. L'importanza del Delta Orientale e degli scavi di Tell Tukh"

 

“Navi, relitti e porti”
Il commercio marittimo della ceramica medievale e postmedievale:
questo sarà il titolo del
XLV convegno  del Centro Ligure per per la Storia della Ceramica.  

Oltre al tema della circolazione delle ceramiche di età medievale e  postmedievale (documentato dal rinvenimento di relitti nel Mediterraneo), si parlerà del problema delle rotte commerciali e dell'articolata rete di approdi nei quali giungevano le ceramiche.

L'incontro si terrà a Savona , nel Palazzo del Comissario al Priamàr, nei giorni 24, 25, 26 di maggio del 2012.  

Segnatelo sulle vostre agende  e per ulteriori informazioni vi rimando a questo link: http://www.storiapatriasavona.it/ceramica/ceram51.htm

martedì 25 ottobre 2011

 La notizia è di qualche giorno fa, risale intorno al 10 Ottobre ed è molto interessante: 
sono stati recuperati i caschi dei legionari e rostri delle navi romane della battaglia navale delle isole Egadi che si svolse al largo di Trapani nel 241 a.C, nella quale i romani sconfissero i cartaginesi, concludenndo vittoriosamente la Prima Guerra Punica.

 La spedizione che ha recuperato i preziosi oggetti è tutta italiana, infatti nelle ultime settimane lo studio coordinato dalla Soprintendenza del Mare della Sicilia e due subacquei, Gian Michele Iaria e Stefano Ruia, ha portato all'individuazione dell'area e infine al recupero dei reperti.

Come si potrà leggere nel prossimo numero di FOCUS (‘Focus’, il mensile Gruner+Jahr/Mondadori diretto da Sandro Boeri)   , Stefano Ruia spiega alcuni dettagli del ritrovamento: “Ne abbiamo visti spuntare due, poi, in un’area di soli 200 metri quadrati, a 75 metri di profondita’, c’erano altri 10 elmi”, “Si capiva che erano romani per la caratteristica punta a ‘pigna’. Non molto distante -aggiunge Ruia- abbiamo rinvenuto un rostro romano, probabilmente della nave su cui erano imbarcati i soldati che portavano quegli elmi”.







Sempre nell'articolo di Focus si possono leggere alcune dichiarazioni di Sebastiano Tusa, Sovrintendente del Mare di Sicilia:

 
 «La nostra ricerca ha avuto origine alcuni anni fa, quando un subacqueo recentemente scomparso, Vincenzo Paladino, mi raccontò del ritrovamento di circa 300 ceppi di ancore allineati lungo un fondale della costa orientale dell’isola di Levanzo» spiega Tusa.
«Consultammo gli scritti dello storico greco Polibio, che, a distanza di circa 70 anni, aveva ricostruito la battaglia nelle sue Storie: aveva raccontato come i Romani, guidati dal console Gaio Lutazio Catulo, attaccarono di sorpresa i Cartaginesi.

Avevano teso un agguato nascondendosi dietro un promontorio di Levanzo e per la fretta di andare all’attacco avevano tagliato le cime delle ancore: proprio quelle ritrovate da Paladino».
 Le fornti storiche riportano che la flotta cartaginese composta da 700 navi doveva rifornire ed essere di sostegno  alle truppe di terra di stanza sul monte Erice, guidate da Amilcare Barca.


«La Prima guerra punica» continua Tusa «come la Prima guerra mondiale, si stava trascinando da anni con scontri terrestri di posizione, sulle colline fra Trapani e Palermo, dove si avanzava solo di pochi chilometri. I Cartaginesi avevano allora armato una grande flotta, al comando dell’ammiraglio Annone, per portare altri rinforzi e farla finita».
 
La sconfitta di Tunisi e sfortunati naufragi come quello di Camarina (255 a.C), non fermarono i Romani che avevano armato 200 veloci quinqueremi grazie ad una sottoscrizione di cittadini.
Annone (comandante cartaginese) fece scalo per alcuni giorni nell'antica Hiera ( Marettimo), nelle Egadi. Il 10 marzo del 241 visto il vento favorevole (vento da ponente), Annone diede l'ordine di salpare per puntare le coste della Sicilia. I Romani, ben informati sui movimenti del comandante cartaginese, fecero arrivare dai prodi di Lilibeo ( Marsala) e di Favignana 350 navi.


I Romani apettarono pazientemente dietro la punta di Capogrosso (estremità settentrionale di Levanzo) pronti all'agguato.


Capo Grosso.


I  Cartaginesi quando li videro era già troppo tardi, anche se le navi romane erano in inferiorità numerica erano meglio armate e più veloci. Le navi romane puntarono contro quelle cartaginesi  e l'attacco fu micidiale: alcune navi romani ruppero i rostri nelle fiancate delle imbarcazioni cartaginesi affondandole, altre si affiancarono alle navi nemiche rompendo tutti i remi di un lato, impedendo così ogni movimento, rendendole ingovernabili; la mossa successiva fu assaltare con il "corvo", una passerella arpionante su cui salivano i fanti. Tutto questo sotto il fuoco delle catapulte che lanciavano anfore incendiarie.



Se l'ultimo ritrovameno è stato fatto da un team italiano non si può dire lo stesso dei fondi stanziati, infatti le ricerche vanno avanti grazie ad un contributo Usa.

Le ricerche subacquee, coordinate oltre che da Tusa da Stefano Zangara, dell’Ufficio progettazione delle ricerche in alto fondale della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, sono iniziate nel 2006 con il determinante contributo della Rpm Nautical Foundation, una fondazione statunitense che ha messo a disposizione la nave Hercules, dotata delle più moderne strumentazioni per la ricerca subacquea.

Queste ricerche hanno portato alla luce: 6 rostri di navi affondate (di cui due sono cartaginesi, e uno reca la scritta in punico: “Possa Baal (principale divinità cartaginese) fare penetrare questo oggetto nella nave nemica” e quattro rostri sono invece romani: portano iscrizioni latine che ne certificano la qualità).




 
La fine dello scontro vide il fallimento della spedizione cartaginese, il comandante Barca, privo di rifornimenti, consegnò ai Romani i domini cartaginesi in Sicilia. Annone, l’ammiraglio cartaginese perdente, fu giustiziato in patria per la sconfitta.
Onori e tributi  ricevette l'ammiraglio Lutazio, quando tornò a Roma. Inoltre costruì, a memoria dei posteri, un tempio i cui resti sono visibili tuttora a Roma in largo Argentina, di fronte al Teatro Valle.



domenica 23 ottobre 2011

Che dire signori, ci risiamo!

Nuovo crollo, nuovi ispezioni, nuove dichiarazioni che sminuiscono l'accaduto. Eppure a me sembra tutto vecchio, tranne il crollo.

La situazione di Pompei è ben nota, vengono create varie figure per tutelare il sito, ma sembra che niente venga fatto.

Non voglio fare una caccia al colpevole, vorrei solo condividere con voi questa riflessione: cosa non va? Perchè sembra che niente possa arrestare questo circolo vizioso di incuria che porta ai crolli?

Le risposte possono essere tante e tutte giuste, ma non mi interessa molto perchè in realtà vorrei solo vedere più fatti e meno parole.
La cosa che però più mi fa alterare è il sminuire la questione. Su più giornali o Tg , leggi o senti parole del tipo "Nessun danno rilevante"; "Era un'area di scarso interesse".

 La frase più "bella" è del Sottosegretario ai Beni Culturali  Villari  :" "Crollo di poco conto, ma fa male". "Sono di fronte a questo muro e in parte sono un po' sollevato: non si può parlare di crollo, è solo una scorticatura ma fa male, è un campanello di allarme da non sottovalutare".

Dio santo! Ma quanti campanelli di allarme devono ancora suonare prima che Pompei sia solo un mucchio di sassi senza forma e anima?
Sono contenta per Villari che è un po' sollevato, Io non ci riesco.

In attesa di nuovi e speriamo migliori sviluppi vi consiglio cari amici di visitare Pompei, per imprimere nella vostra mente uno dei siti più belli al mondo.

Grazie e scusate lo sfogo.

Vi lascio un link con la notizia per chi non l'avesse letta: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/10/23/news/pompei_il_crollo-23696846/

giovedì 22 settembre 2011

Questa mattina ho letto il seguente articolo:http://archaeolife.blogspot.com/2011/09/archeological-sites-in-ancient-city-of.html

Si potrebbe pensare che il degrado e le razzie al sito siano la conseguenza della situazione politica in Siria. In realtà non è così. Già lo scorso anno la situazione era critica. Il sito invaso dalle erbacce, mancanza di pannelli esplicativi, solo un timido cartello che indicava le terme. La vera chicca erano le pecore che pascolavano sulla via colonnata.




Il sito era abbondantemente trascurato anche se continuano gli scavi. Non sono riuscita a capire le motivazioni di tale degrado anche perchè, tra tutti i siti visitati in Siria, Apamea era l'unico veramente lasciato a se stesso, tanto da deludere le aspettative dei visitatori. Infatti leggendo le guide archeologiche, da Apamea trapela un fascino unico che non si riscontra nella realtà.
 Resta comunque una delle città più importanti dell'antica storia della Siria e meriterebbe più cura e attenzioni.



Foto: Clara Annarita Giannitrapani.