giovedì 28 marzo 2019


Mentre metà della città di Roma è bloccata per l'arrivo del presidente cinsese, nella bellissima cornice di Palazzo Massimo alle Terme, una delle sedi del Museo Nazionale Romano, si parla di archeologia e musei durante l'evento "Intorno all'Archeologia", una serie di quattro incontri nel corso dei quali verranno presentati otto libri (e rispettivi autori) riguardanti temi archeologici.



Ognuno di questi quattro incontri ha un tema di base, scelto per raggruppare i libri, divisi per argomenti, con l'obiettivo di presentare testi per creare un dibattito permanente. Il tema della giornata del 21 marzo è stato "Archeologia Narrata" e poneva l'attenzione sulle metodologie e gli strumenti che i musei, i parchi archeologici e i luoghi della cultura in generale usano per comunicare con vari tipi di pubblico.

Protagonisti dell'incontro sono stati i lavori di Cinzia Dal Maso: "Racconti da Museo. Storytelling d'autore per il museo 4.0" e di Lella Mazzoli: "Raccontare la cultura. Come si informano gli italiani, come si comunicano i musei".

Premetto che, sfortunatamente, non ho ancora letto i testi, pertanto vi racconto quello che è stato detto da Patrizia Gioia (Sovrintendenza di Roma Capitale) e Fabio Pagano (Funzionario Ministero dei Beni Culturali e del Turismo), presentatori dell'incontro e da Daniela Porro (direttore del Museo Nazionale Romano) e Mirella Serlorenzi (responsabile di Palazzo Massimo, la gentilissima "padrona di casa").

Vi parlo rapidamente dei due testi presentati perché vorrei focalizzare la vostra attenzione sull'obiettivo degli organizzatori, che era e sarà di creare dibattito ed è proprio della parte del dibattito e dei temi che sono stati trattati che voglio condividere con voi.

"Intorno all'Archeoloia"- 21 marzo 2019


Parto da Cinzia Dal Maso, giornalista, narratrice, ma soprattutto una donna piena di energia e d'idee, che è sempre un piacere ascoltare. Il suo libro "Racconti da Museo. Storytelling d'autore per il museo 4.0", tratta, come si evince dal titolo, di racconti, ma come ha sottolineato Pagano, sono:
racconti, di racconti, di come si cerca di comunicare i musei.
Infatti nel testo vengono raccontate le storie e le esperienze reali di diversi musei, con staff che si adoperano per creare una comunicazione efficace, avvalendosi anche di esperti nel settore.

L'attenzione è posta sullo storytelling, l'arte di raccontare storie come strategie di comunicazione persuasiva, che in chiave archeologica vuol dire avere la capacità di sintetizzare una storia attraverso i reperti e porre quest'ultimi al centro dell'attenzione. Per questo ci vuole un "narratore da museo" e questo libro illustra alcune tecniche che questa figura deve mettere in atto, perché come si legge nella  descrizione ufficiale:
[...] raccontare è un'arte: in realtà un misto di conoscenze, tecnica e arte. E quando il racconto entra in museo, le ultime due devono piegarsi alla conoscenza, essere al servizio del messaggio del museo. La fantasia deve seguire binari precisi. E per fare questo, servono persone capaci di narrare e al contempo dialogare con la ricerca scientifica. Professionisti che sappiano restituire la vita con la penna, i pennelli, la macchina fotografica, la cinepresa, la grafica, la realtà virtuale, i social media.
Ogni strumento possibile, anche quello che non c'è: perchè l'importante non è lo strumento ma la storia.

Lella Mazzoli, professore ordinario, insegna Sociologia della Comunicazione e Comunicazione d'Impresa, presso l'Università di Urbino "Carlo Bo". Nel suo libro "Raccontare la cultura. Come si informano gli italiani, come si comunicano i musei" offre un'analisi compiuta da tecnici e professionisti della comunicazione, quindi non archeologi o storici dell'arte, ma giornalisti e ricercatori dell'Università di Urbino.
Il testo è un insieme di saggi che utilizzano i dati raccolti dall'Osservatorio News-Italia del LaRiCA, attivo presso l'Università di Urbino (dal 2010) e si focalizza sulla comprensione dei mezzi e della modalità utilizzate dalla popolazione italiana per informarsi su temi generali e culturali, esaminando le strategie comunicative che vengono messe in atto da alcuni musei italiani per intercettare i visitatori attuali e potenziali.

Dagli interventi dei presenti e dalle presentazioni dei due testi sono emersi diversi spunti di riflessione che vi riassumo nei tratti salienti nella grafica sottostante.





Con quali mezzi si informa un italiano?

La televisione resta uno dei mezzi più usati, in forte calo i giornali, in crescita i social media.
La televisione ha i suoi costi e non tutti i luoghi della cultura possono accedervi, la carta stampata perde terreno, ma non autorevolezza, i social media sono più accessibili e per adesso più usati per la comunicazione Museo-vari tipi di pubblico.
Comunicare sui social non vuol dire solo fare un post, pubblicare una foto o una storia su Instagram, ma vuol dire molto di più. Questo "di più" deve essere sviluppato da dei professionisti, non solo archeologi che si interessano di comunicazione, ma anche giornalisti che si metto al servizio della cultura.

Ma cosa vuol dire "ci vogliono professionisti della comunicazione all'interno del museo"?
Vuol dire avere un team apposito che studi una strategia che non comprenda solo il post su Facebook, ma tutto un modo per approcciarsi al pubblico, alla struttura da pubblicizzare e al territorio in cui esso è inserito.

Dei corsi universitari potrebbero aiutare in tal senso, ma sento parlare di fare corsi ad hoc per queste tematiche da almeno sette anni e probabilmente, se si sente la necessità di ribadire questo concetto, vuol dire che molto si deve ancora fare (se si escludono i vari Master che sono stati sviluppati sul tema). C'è da dire che alcuni corsi di Laurea in Archeologia hanno provato a colmare questa lacuna, come ad esempio l'Università di Pisa con laboratorio #Comunicarcheo o il corso di Archeologia Digitale, per citarne una.

Durante il dibattito ho fortemente concordato con il pensiero di Fabio Pagano che ha detto:
non ci vuole una nuova figura, ma la creazione di team, dove gli esperti della cultura dialogano con gli esperti della comunicazione.

Concordo con questa affermazione perché, mentre si cerca di capire come l'Università possa adeguarsi a queste nuove figure da creare, si può, anzi, si deve usare quello che si ha, quindi professionisti di entrambi i settori che con la loro professionalità possano creare ottimi prodotti e soprattutto riescano ad attirare l'attenzione di quello che la professoressa Mazzoli ha definito "non pubblico" (per "non pubblico" si intende quella gente che non frequenta abitualmente musei o parchi archeologici e che normalmente non cerca informazioni culturali).

Quindi un archeologo o professionista dei beni culturali non può occuparsi della comunicazione di un luogo della cultura?

Ovviamente no! Se questo professionista ha anche acquisito delle competenze che riguardano la comunicazione, se ha ampliato le proprie conoscenze, può occuparsi della comunicazione di un museo o parco archeologico (come ad esempio già avviene in posti come il Parco di Ostia o il Parco del Colosseo). Del resto nessuno rimane rigidamente nel proprio settore (o almeno in questo caso non dovrebbe), ma ovviamente il confronto con un esperto della comunicazione può aiutare a conoscere i vari tipi di pubblico a cui si deve rivolgere.

In sostanza, non è necessario avere una sola figura iper specializzata, ma è sufficiente avere dei professionisti aperti all'innovazione, che sappiano cosa un museo, un sito archeologico vogliono trasmettere e qual è il modo più efficace per farlo.

Tutta questa discussione ha posto l'accento su un altro quesito: "è giusto fare eventi non strettamente legati all'ambiente in cui si svolgono per attrarre il "non pubblico"? (Ad esempio un concerto di musica pop nelle Terme di Diocleziano). "Si attirano veramente visitatori o queste persone vengono solo per l'evento e poi non tornano più?"

Avrei voluto prendere parola su questo argomento, ma ho preferito solo ascoltare.
Per anni, con l'Associazione culturale Secondi Figli di Pisa, ho portato avanti esperimenti del genere, nel senso fare degli eventi in luoghi storici del territorio toscano e vedere se effettivamente i nostri utenti tornavano a visitare quei posti o se venissero anche solo stimolati ad ampliare le loro conoscenze sugli ambienti utilizzati.
I Secondi Figli si occupano per lo più di giochi di ruolo, ma tra i loro obiettivi c'è utilizzare il gioco come strumento per diffondere cultura. I dati che ho raccolto negli anni hanno portato ad un articolo presentato al convegno Opening the Past 2015, sul tema "Game Over-Ideas for sustainable archaeology", organizzato da Mappa Project e Università di Pisa, dove insieme ad un altro membro dell'associazione, spiegavamo i progetti che avevamo sviluppato all'intenro dei musei, luoghi della cultura e per le strade di Pisa, spingendo studenti e persone che possano rientrare nella definizione di "non pubblico", data precedentemente, a saperne di più sugli oggetti e i luoghi che sottoponevamo alla loro attenzione (vedi "Giochi di ruolo e storia del territorio: nuovi modi per finanziare la tutela e la fruizione dei beni culturali").

Per esperienza posso dire che gli eventi culturali fatti in luoghi dove la cultura vive ogni giorno porta a stimolare anche i pubblici più reticenti ed a creare una rete di rapporti durevoli con associazioni, territorio, istituzioni ed utenti.
La cosa più importante da non dimenticare mentre si crea un evento all'interno di un museo o di un'area archeologica è che la location non deve essere solo una cornice, ma deve essere parte integrante della storia che vuoi raccontare al pubblico.

E si ritorna così al "saper raccontare storie", l'argomento del testo della dottoressa Dal Maso, perché un museo o un parco archeologico non devono essere solo un contenitore di resti del passato, ma un archivio di storie da trasmettere nel futuro.

Inventarsi un "te con l'archeologo", una rievocazione storica, un gioco di ruolo a tema storico o semplicemente una mostra fotografica, serve a dare voce a degli oggetti statici, che da una teca ci guardano e ci vogliono raccontare una storia, o anche più di una, su chi li ha costruiti, chi li ha utilizzati.
I reperti dei musei raccontano la storia degli uomini e sono queste storie che bisogna divulgare per attirare visitatori nei luoghi della cultura.

Queste considerazioni che condivido con voi mi portano a ragionare su altri due argomenti che sono stati discussi durante il dibattito: il "fare rete" e "il migliorare l'offerta attuale dei musei, ad iniziare dalle didascalie", per fidelizzare chi al museo ci va e non far nascere anche in questo tipo di utenti la cosidetta "ansia da museo".

Che cos'è l'ansia da museo?

Tranquilli, non è contagiosa!
Se dovessi dare una definizione scientifica direi che è quello strano senso di pesantezza che ti colpisce più o meno sulla fronte, poco sopra il naso, quando leggendo le didascalie vicino ad un quadro, una statua o un reperto in generale trovi termini non di facile comprensione per i non addetti ai lavori.


Foto tratta da http://www.historialudens.it/component/tags/tag/didattica-museale.html

 Il discorso sulle didascalie mi ha portato indietro di qualche anno e mi è venuta in mente questa citazione:
[...] cosa impedisce in un museo di sostituire un cartellino con la didascalia "frammento policromo di fregio del tempio tetrastilo A- fase II" con un semplice "frammento decorativo colorato del tempio del 250° a. C."? Questo caso - assolutamente vero - evidenzia, in tutta la sua drammaticità, il pericolo dell'autoreferenzialità. Quando scriviamo qualcosa da pubblicare online o da esporre in pubblico, non scriviamo mai per noi o per i nostri colleghi. Questo è un punto fermo dal quale non discostarsi mai.
Per scrivere belle storie bisogna utilizzare le parole giuste. Spesso queste parole non sono roboanti o altisonanti, ma sono semplici e d'uso comune. Spiegare fenomeni complessi con parole quotidiane, che possono capire tutti, che rendono la complessità del mondo e degli eventi semplice, è il vero segreto dei grandi divulgatori.

Il testo che ho citato è stato scritto da Alessandro D'Amore (membro del team di #svegliamuseo in cui riveste il ruolo di storytelling expert), nel 2014 per #Svegliamuseo, "Comunicare la cultura online: una guida pratica per i musei. Progettazione di siti web, content management, social media e analisi dei risultati" (Cliccando sul titolo riportato finirete direttamente sul Ebook, che se volete, potrete scaricare gratuitamente).

Che molti musei o parchi archeologici abbiano didascalie o pannelli obsoleti è un fatto noto a chi frequenta questi luoghi ed a chi ci lavora. E' sicuramente meno nota la difficoltà con cui questi luoghi della cultura cercano di stare al passo con i tempi.
Perché è importante parlare ancora di semplificare le didascalie, quando comunque si sa che si deve fare?
E' importante perché oltre a concentrare le forze comunicative verso l'esterno, verso i media e i social, verso la creazione di eventi, bisogna lavorare sulle cose che allontanano il pubblico.

Un museo, un parco archeologico, un luogo della cultura deve far sentire il visitatore a "casa" e nella propria casa non c'è bisogno di grandi paroloni per comunicare un concetto. Semplificare un concetto non vuol dire sminuire il proprio lavoro o la storia dell'oggetto che si racconta, ma vuol dire fornire dei mezzi basilari per arricchire le conoscenze dell'utente.

Da iniziative come #Svegliamuseo, molto è stato fatto, ma ancora tanto c'è da fare.
I grandi e piccoli musei, i parchi archeologici, le istituzioni legate alla cultura devono utilizzare e sfruttare più che possono tutti i canali a loro disposizione (newsletter, profili social, sito internet), per non perdere nessuna occasione di dialogo con il loro pubblici.
Per farlo devono avvalersi di prefessionisti, ma sopratutto devono allestire gli ambienti, gli eventi, gli incontri, inventandosi sempre nuovi mezzi per creare empatia, suggestione e sentimento.

Tirando le somme sul dibattito che vi ho riportato, mi sono sempre più convinta che il segreto del coinvolgimento sono le emozioni.

Non è una convinzione solo mia, ma anche di tanti altri professionisti e in quest'ottica stanno sviluppando diversi progetti; uno su tutti Fabio Viola, che non a caso ha scritto un libro dal titolo "L'arte del coinvolgimento".

Coinvolgere vuol dire emozionare, rendere partecipe il pubblico che si trova ad immedesimarsi nella storia di altri uomini e donne, che prima di noi hanno fatto le stesse azioni che quotidianamente compiamo tutti, ma con altri mezzi e tecnologie.
Proprio sulle emozioni bisogna lavorare per creare empatia, per far capire al pubblico che quello che si vede nei luoghi della cultura è di tutti e non solo degli addetti ai lavori.

Scale interne del Museo Nazionale Romano- Palazzo Massimo alle Terme


Quest'ultimo concetto mi porta ad introdurre l'ultimo punto del dibattito che vi voglio raccontare: una buona copertua mediatica vuol dire un gran ritorno di pubblico, come avviene per le "giornate del FAI", perché lo stesso non avviene per i musei istituzionali?

E' innegabile che durante la settimana che precede le aperture straordinarie del FAI, la TV ci proponga più volte al giorno pubblicità che riguardano questa iniziativa. Non solo pubblicità, ma anche veri e propri interventi durante le trasmissioni più seguite.
Non entro nel dettaglio delle scelte comunicative del Fondo Ambientale Italiano, ma posso comunque affermare che sicuramente godono di budget destinato a questo scopo, che permette di raggiungere i Media più importanti, che ovviamente hanno un costo che non tutti i musei istituzionali possono coprire.

Sicuramente la televisione raggiunge tutti, soprattutto quei pubblici scarsamente interessati, anche se un passaggio così frequente dello stesso tema può annoiare l'utente e spingerlo a cambiare canale, silenziare il televisore o addiritura spegnerlo.
Il giorno dopo l'evento che vi sto raccontando, ho acceso la televisione e ho trovato proprio uno spazio dedicato al FAI in un programma curato dalla redazione del TG2.

Ho seguito tutto l'intervento e ho analizzato il contenuto di quel messaggio, perché nella mente avevo una domanda: "come e cosa offrono al pubblico?"

Quasi tutti gli interventi all'interno di programmi televisi prevedono la presenza di un attore, attrice personaggio dello spettacolo amico del FAI e un responsabile del fondo.
In questo modo si attira l'attenzione del pubblico che vede il proprio beniamino sullo schermo e si da' autorevolezza alle parole che verranno dette grazie alla presenza del responsabile.

E passiamo proprio alle parole, poche, incisive e chiare, racchiuse tutte nella prima fase:

il FAI ti fa riappropriare degli spazi e dei beni che sono di tutti.

Se già questa frase non ha colpito il pubblico, si rincara la dose con parole come: "accesso gratuito per tutti"; "luoghi del cuore"; "luoghi che ami della tua città, accessibili a tutti"; per arrivare all'affondo finale "ricordatevi che con il FAI il privato diventa pubblico".
Viene ripetuto più volte anche il concetto che quello che si può visitare in queste giornate di aperture straordinarie è roba nostra, quindi donare i soldi al Fondo vuol dire finanziare i restauri per curare una "nostra ricchezza".
Per finire ti ricordano che se vuoi puoi diventare uno dei tanti volontari e fare da guida durante le aperture di posti straordinari del tuo territorio.

Direi che c'è tutto quello che serve per una comunicazione di successo, che non è solo merito del mezzo scelto (la televisione), ma sopratutto delle parole utilizzate. Si parla di sentimento, di coinvolgimento, di collaborazione, temi su cui tutti i musei e parchi archeologici possono fare leva.

Come spesso accade in Italia, ci sono due velocità: alcuni musei e parchi sono già sul pezzo e altri si devono ancora adeguare (altri ancora devono capire che strada vogliono prendere).
Per questo motivo penso che chi si sta adeguando deve guardare a chi già sta realizzando grandi cose e chi sta avanti deve aiutare gli altri a mettersi in pari.

Il Museo di Torino, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Salinas di Palermo, il Parco archeologico del Colosseo, il Parco archeologico di Ostia Antica, il Parco archeologico di Paestum, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, il Museo Archeologico Nazionale di Venezia, il Parco archeologico di Agrigento, sono l'esempio da seguire, istituzioni che hanno intrapreso una trada comunicativa che sta portanto tanti ottimi frutti.

Non importa se chi si occupa della comunicazione sia un archeologo o un giornalista, quello che importa è il lavoro che lo staff di questi musei riesce a fare per ottenre un ritorno di pubblico.

Vorrei concludere questo mio racconto con una delle parole più belle dette durante l'incontro: "contaminazione".
A pronunciare questa parola è stata Angelina Travaglini, che voglio citare perché è l'addetta alla comunicazione del Museo Nazionale Romano e mi ha fatto estremamente piacere sentirle dire che "crede nelle contaminazioni", riferendosi ai divesti modi di approcciarsi al pubblico (come ad esempio mostre contemporanee in musei con opere classiche, oppure concerti in parchi archeologici ecc...).

E' proprio questo tipo di apertura mentale che mi auspico possa diffondersi in coloro che gestiscono i NOSTRI luoghi del sapere, uno stile che genera confronto, crescita, innovazione e nuovi metodi per raccontare storie di uomini ad altri uomini.








I prossimi incontri di "Intorno all'Archeologia" si terranno:


28 marzo 2019 ore 17:00
Archeologia avventurosa
Andrea Augenti: "A come archeologia. 10 grandi scoperte per ricostruire la storia"
Emanuele Papi: "Pietre dello scandalo. 11 avventure dell'archeologia"
Presentano: Enrico Zanini e Astrid D’Eredità

4 aprile 2019 ore 17:00
Archeologia e web
Astrid D’Eredità e Antonia Falcone: "Archeosocial. L'archeologia riscrive il web: esperienze, strategie e buone pratiche"
Elisabetta Giorgi e Massimo Panicucci: "C’era una villa Romana. Cinque archeostorie a fumetti da Vignale di Maremma"
Presentano: Enrico Zanini e Nicolette Mandarano

10 aprile 2019 ore 17:00
Archeologia immaginata
Enrico Giannichedda: "Quasi giallo. Romanzo di archeologia"
Federico Lambiti: "Porta di mare"
Presentano: Mirella Serlorenzi e Daniele Manacorda

Per info: mn-rm.info@beniculturali.it
Intorno all'Archeologia
www.museonazionaleromano.beniculturali.it
 
















 














domenica 4 marzo 2018

Ho aspettato il fine settimana per scrivere questo post, perché volevo raccontarvi l'incontro tra Burian e l'archeologia.

Chi è Burian?

Ormai tutta Europa lo conosce, Burian è il vento gelido che proviene dalla Siberia, che porta con sé tanta neve.

Proprio la neve è stato il tocco magico in più sui monumenti italiani e stranieri.
Dopo aver visto bellissime foto su diversi social, ho deciso di offrirvi una panoramica fotografica di questo spettacolo, nato dall'incontro tra natura e opera dell'uomo.
Le foto non sono mie, ma di terzi e per ognuno citerò la fonte e vi invito a visitare i loro profili o blog.

Inizio dal blog e profilo instragram di Marino Lo Blundo.
Adoro il suo modo di raccontare l'archeologia attraverso le immagini, e sopratutto come sta mostrando a tutti le bellezze di Ostia antica.

Nell'articolo "La neve a Ostia antica" sul blog Generazione di archeologi 
potete fare un giro nel parco archeologico di Ostia antica, immersi nella neve, comodamente dal divano di casa. La foto che più mi piace, mostra il Capitolium dal Caseggiato di Diana, ma devo dire che sono tutti scatti emozionanti.

Ostia antica- il Capitolium visto dal Caseggiato di Diana. Foto del Funzionario Archeologico Parco di Ostia Antica Marina Lo Blundo- tratta dal blog  Generazione di Archeologi 


  Anche se in realtà, il 26 febbraio mattina, mi sono svegliata con il video (che trovate sulla pagina ArcheoPop) di Astrid d'Eredità,che riprede l'area dei Fori e il Colosseo.
Roma- Fori. Foto Arheopop

Le foto di Roma con la neve sono di una bellezza disarmante e sceglierne una è veramente difficile, ne ho selezionate due da Instragram, ma vi suggerisco di cercare l'hashtag #Nevearoma e rifarvi gli occhi.


Foto laziofansorinal - Instagram



Foto Igersroma- Instagram



Dal Lazio passo a mostravi la Toscana. Ho scelto di mostravi Pisa e Firenze sotto la neve, ma tutta la Toscana è meravigliosa e con la neve è ancora più bella.

Foto di Salvatore Ciotta- su Instagram per Larno.it





Foto di @bea1380 - Instagram Igers_firenze


L' eccezionale ondata di gelo si è spostata fino al sud dell'Italia, che ha ricoperto di un inusuale manto nevoso zone come Napoli e Caserta.
Chiudo questa breve carrellata d'immagini con Pompei e la Reggia di Caserta. 



Foto del Funzionario Archeologico Francesco Muscolino - Instagram pompei_parco_archeologico



Foto Flavia Forestieri - Instagram  reggiadicaserta
Non è il post più originale che ho proposto, ma per adesso mi trovo in Sicilia e qui l'unico bianco che ho visto è quello della ricotta dei cannoli.


mercoledì 25 gennaio 2017


 Se giochi di ruolo e cacce al tesoro all'interno dei Musei sembravano una cosa da folli, cosa mai potrà sembrare un video gioco all'interno del MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli?

Probabilmente qualcuno storcerà il naso, ma tanti capiranno l'importanza di questa idea innovativa.

Un'archeonerd come me, che da sempre promuove il gioco intelligente e sostiene che attraverso il gioco si può educare sia grandi, sia bambini, non poteva non adorare questo progetto.

Ieri, 24 gennaio, il MANN, un museo noto per le sue straordinarie collezioni provenienti da Pompei, Ercolano, con la collezione Farnese e quella Egizia, è diventato il primo museo archeologico a produrre un videogame destinato al pubblico internazionale di tutte le età.

Il titolo del videogioco è “Father and Son”, si tratta di un gioco narrativo 2D a scorrimento laterale, che esplora sentimenti quali amore, sogni, paura, attraverso il viaggio di un figlio alla scoperta di un padre archeologo, che non ha mai conosciuto.
Durante l'esperienza il protagonista, che si chiama Michael, attraversa diverse epoche storiche: dall'antica Roma fino alla Napoli di oggi, trasformando un'esperienza personale in una storia universale e senza tempo.
Se vediamo “Father and Son” dal punto di vista del giocatore, ci troveremo ad impersonare Michael che, dopo aver ricevuto la lettera del papà archeologo, si reca al Museo Archeologico Nazionale di Napoli per conoscere di più sulla vita del proprio genitore e sugli insegnamenti che gli ha lasciato.
Il giocatore si troverà ad esplorare le sale del museo e le strade della città partenopea, vivendo storie che attraversano le epoche, ma che presentano costanti riferimenti alla vita attuale.
Inoltre, l'interazione ed il dialogo con altri personaggi, porterà il protagonista e quindi il giocatore, a prendere decisioni che gli consentono di scavare più a fondo nella vita di coloro che ha incontrato lungo la strada. 

 

Una carta vincente nei videogiochi sono la grafica e la musica. “Father and Son” utilizza grafiche dipinte a mano dall'artista Sean Wenham, che ha creato delle rappresentazioni che avvolgono il giocatore e lo trasportano nel tempo e per le vie di Napoli, il tutto accompagnato da una colonna sonora originale, che varia in relazione alle epoche temporali e gli stai d'animo del protagonista.




Ma chi c'è dietro questo progetto?

I contenuti del videogioco sono stati ideati di concerto con il direttore del MANN Paolo Giulierini e con il prof. Ludovico Solima (Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"), che ha contribuito alla redazione del “Piano Strategico 2016-2019” del Museo, nel quale era stata già indicata l'esigenza di arrivare a nuovi pubblici attraverso la tecnologia e la rete, in una prospettiva di audience engagement, cioè di coinvolgimento attivo del visitatore.
Il progetto è sviluppato da TuoMuseo, realtà internazionale già vincitrice del bando Innovazione Culturale di Fondazione Cariplo per lo sviluppo di soluzione innovative in ambito culturale. Al gioco stanno lavorando diversi specialisti: FabioViola (Electronic Arts Mobile, Vivendi Games Mobile,), Sean Wenham (Ubisoft, Sony), Alessandro Salvati (autore di ADON Project e Anxiety Attack), Arkadiusz Reikowski (compositore delle musiche di Kholat e Layers of Fear).
 
La domanda posta agli ideatori è: perché un video-gioco può essere importante per un museo?

Prof. Ludovico Solima:Innanzi tutto, perché esso rappresenta per il museo un nuovo strumento, in primo luogo di comunicazione, utile quindi ad accrescere la notorietà del Mann, anche a livello internazionale. La visibilità è un aspetto importante, perché se un museo non si conosce, non si può decidere di visitarlo. Non è un caso, quindi, che da subito il video-gioco è stato sviluppato sia in lingua inglese che in italiano. Poi,perché il Mann, nel suo Piano Strategico, si è dato l’obiettivo di raggiungere nuovi pubblici ed il video-gioco rappresenta una nuova forma di contaminazione, che consente sicuramente di intercettare nuove tipologie di utenti, i quali potranno
tradursi, un domani, in nuovi visitatori.

FabioViola (Game Producer e Presidente di TuoMuseo), aggiunge:
In Father and Son due mondi, apparentemente lontani, dialogano per raggiungere, toccare e sensibilizzare il pubblico mondiale sul complesso tema del rapporto tra presente e passato. La storia e le storie prendono vita attraverso una pioneristica esperienza di “storydoing”, un nuovo modo di fare storytelling ponendo al centro il protagonismo ed il coinvolgimento del fruitore.

Per finire le parole del direttore del MANN Paolo Giulierini:
Se si pensa che in tutto il mondo si potrà interagire con i contenuti storici del nostro Istituto e della città di Napoli attraverso questo peculiare strumento, che ormai va annoverato tra le nuove forme d'arte, non si può che essere soddisfatti della nostra disseminazione culturale. Se prima erano le sole mostre a parlare del Mann in molte città estere, ora una straordinariaavventura digitale ci farà dialogare con migliaia di potenziali, nuovi visitatori, amanti dell'arte, studenti, soprattutto giovani: e che sia il Passato ad imbracciare le armi del Futuro la dice lunga sulla nostra volontà di presentarci come un cantiere dove tutto si può sperimentare, in ragione di una visione culturale senz preclusioni o barriere.”




Father and Son” è stato realizzato lingua italiana ed inglese, sarà rilasciato gratuitamente e senza contenuti pubblicitari da marzo 2017, su Apple Store e Google Play. 


 
Per maggiori informazioni potete seguire il progetto dai seguenti link:

sito ufficiale www.fatherandsongame.com
pagina Facebook https://www.facebook.com/fatherandsongame
contatto Twitter  https://www.twitter.com/FatherandSonVG

Buon gioco e buona cultura a tutti voi.

giovedì 21 gennaio 2016

ArcheoMare, di cosa si tratta?
ArcheoMare è un progetto di ricerca archeologica subacquea promosso dall'associazione "L'Uomo e il Mare" (su richiesta della Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell'Etruria Meridionale), che ha lo scopo di indagare il sito archeologico sommerso antistante la Villa delle Guardiole, presso Santa Marinella (RM). 

Sotto la direzione del Prof. Giuseppe Fort (responsabile scientifico), dell'ESA Instructor Course Fabrizio Massimi (responsabile tecnico) e dell'associazione "L'Uomo e il Mare" (responsabile logistica e sicurezza),  archeologi, studenti di archeologia, architetti e volontari subacquei partecipano a comporre le squadre che operano sul cantiere archeologico.

Prima di entrare in acqua, i partecipanti saranno opportunamente formati dal Prof. Fort, per quanto riguarda gli aspetti teorici (archeologia,storia, tecniche di archeologia subacquea e tanto altro) e dall'associazione "L'Uomo e il Mare", per gli aspetti pratici (l'associazione è un ESA Scuba Point e ESA Instructor Course Point, pertanto svolge tutti i tipi di corsi, da quelli base a quelli più professionali). 

I corsi di preparazione sono a pagamento e servono per autofinanziare il progetto.

La campagna di scavo, ormai alla seconda stagione, ha come obiettivo la rilevazione, lo studio e la pubblicazione dei risultati della ricerca, attraverso vari strumenti di divulgazione, con lo scopo di valorizzare il patrimonio archeologico e realizzare la necessaria documentazione per sottoporre l'area ad un vincolo di tutela


I corsi e la nuova campagna partiranno a febbraio.
Per maggiori informazioni visitate la pagina facebook https://www.facebook.com/ArcheoMare/  

I progetto AcheoMare ti aspetta!



Per i più curiosi...Il sito di Santa Marinella.

Il sito si trova nello specchio di mare antistante la Villa delle Guardiole (presso Santa Marinella, adiacente al sito di Castrum Novum e Torre Chiaruccia), dove sorgeva un impianto di allevamento del pesce di epoca romana
Oggi le cosiddette "peschiere" sono sommerse dal mare e visibili solo dal satellite o con la bassa marea. 
Le indagini della prima campagna di scavo, effettuati sui resti più vicini alla riva, hanno evidenziato la presenza di di due differenti strutture: la prima di forma rettangolare con un lato corto a forma di arco; la seconda è stata eretta su un precedente rudere di un porto, forse di epoca etrusca e/o attinente alla fondazione del Castrum Novum nel III sec. a.C.
Le dimensioni dell'intera struttura sono di 65x60m, mentre la sola peschiera più grande, divisa internamente in cinque vasche, misura 35x18.6m.
Considerando le tecniche edilizie utilizzate (opus incertum e opus reticolatum), l'impianto è stato datato al I sec a.C., contemporaneamente alla prima fase costruttiva della Villa delle Guardiole.





giovedì 15 ottobre 2015

Il MiBACT comunica nuove assunzioni e nuovi finanziamenti alla cultura.




“Dopo gli anni dei tagli crescono le risorse per la cultura, nuovi fondi per la tutela del patrimonio e i grandi progetti culturali: 150 milioni di € nel 2016, 170 milioni di € nel 2017, 165 milioni di € dal 2018. Il bilancio del Mibact aumenta dell’8% nel 2016 e del 10% nel 2017. La legge di stabilità contiene interventi straordinari e di grande portata per la cultura e il turismo. Si torna a investire e assumere e lo si fa adottando una misura che, in deroga alla normativa vigente, autorizza un concorso per l'assunzione a tempo indeterminato di 500 professionisti del patrimonio culturale. Una scelta di cui siamo orgogliosi e che conferma quanto il Governo Renzi abbia definitivamente invertito la tendenza e torni, dopo tanti anni, a credere nella cultura come leva dello sviluppo del Paese investendo su musei, biblioteche, archivi, cinema, spettacolo e valorizzando il ruolo che ogni singolo cittadino può dare alla tutela del patrimonio culturale". 
Così il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini presenta le principali misure contenute nel testo della Legge di Stabilità varato oggi dal Consiglio dei ministri e inviato alla Commissione Europea. 
Concorso straordinario per 500 professionisti i del patrimonio culturale
“Per assicurare la tutela e la valorizzazione del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione e in deroga alle norme vigenti è stato autorizzato un concorso straordinario per l’assunzione a tempo indeterminato di 500 funzionari dei beni culturali selezionati tra antropologi, archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, esperti di promozione e comunicazione, restauratori e storici dell’arte. Una misura indispensabile per rafforzare la dotazione organica del MiBACT e introdurre professionalità fondamentali per garantire l’attuazione dell’articolo 9 della Costituzione”.
Art-Bonus stabilizzato e reso permanente al 65%
Viste le numerose richieste e il grande successo riscosso dall’ArtBonus in tutto il Paese, viene resa permanente l’agevolazione fiscale del 65% per le erogazioni liberali a sostegno della cultura. L’Art Bonus riconosce un credito d’imposta del 65% dell’importo donato per il finanziamento di interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici; per il sostegno a istituti e luoghi della cultura pubblici, fondazioni lirico sinfoniche, teatri di tradizione; nonché per la realizzazione, il restauro e il potenziamento di strutture di enti e istituzioni pubbliche dello spettacolo. 
Tutti i numeri dell'Art Bonus saranno presentati la prossima settimana a Roma (22 ottobre, ore 10.30 Auditorium di Mecenate).
Potenziamento del Tax Credit cinema e audiovisivo (+25 milioni di euro)
“Vengono rafforzati i Tax credit a sostegno del settore cinematografico e audiovisivo migliorandone le procedure di applicazione e potenziandone le risorse a disposizione. I fondi per i Tax Credit  sono aumentati di 25 milioni di euro - si passa dai 115 milioni di € del 2015  ai 140 milioni di € nel 2016 con un incremento di +21%. Grazie a questo intervento si rafforza un meccanismo fiscale che sta generando un enorme aumento delle produzioni internazionali in Italia”. 
+10 milioni ogni anno per la promozione turistica del Paese
La nuova  Enit avrà a disposizione 10 milioni aggiuntivi annui per la promozione internazionale del Paese.
+30 milioni ogni anno per Archivi, Biblioteche e Istituti del Ministero
Dopo anni di sacrifici e tagli, finalmente nuovi fondi per il funzionamento di Archivi e Biblioteche – con ingente aumento delle risorse delle rispettive direzioni generali - e per gli Istituti del Ministero (come da tabella).